Arte

Arte interattiva e interattività inista

L’interattività non è, di per sé, un concetto nuovo in arte, essendo un’istanza sviluppatasi e maturata per decenni in seno alle correnti d’avanguardia, in modo più palese in quelle successive alla seconda metà degli anni ‘60 – è quanto mai ovvio comprenderne le ragioni filosofiche e culturali. La differenza principale introdotta dalle forme iniste di arte interattiva consiste – a parte il ricorso alle risorse offerte da Internet e dai social network – nella consapevolezza storica e critica di un agire sistematico e non più sperimentale/occasionale.

Oltre che per il superamento dei settori operativi, l’Inismo si caratterizza per il superamento di ogni forma di sperimentalismo. Ciò non significa abbandonare il proprio sperimentare e le ricerche formali ed estetiche (tutt’altro): significa separare e approfondire i momenti di studio e ricerca dalla fase matura della realizzazione dell’opera. L’opera, in sostanza, torna a essere il risultato consapevole e meditato di un processo che include e rende tangibili e comunicabili le fasi precedenti. A mio avviso, è in questo modo che si può giungere pienamente all’opera produttrice di significati. L’approccio teorico inista, nutrito di un imprescindibile “senso del tempo e della storia”, mi ha pertanto indotto a interessarmi all’arte interattiva.

L’idea di base per un’interattività inista è stata quella di stimolare una ricerca formale ed espressiva “diversa dal consueto” attraverso la comunicazione e l’interazione – quasi simultanea – fra più autori, geograficamente e, talvolta, anche culturalmente distanti fra loro. Tutti gli autori che hanno partecipato alle opere interattive iniste hanno agito nella piena consapevolezza del significato profondo di tale azione, accostando generosamente la propria peculiare sensibilità a tante altre peculiarità, immettendo le proprie idee al fianco di (o sovrapponendole a) quelle sviluppate da altri, senza che s’instaurassero protagonismi, o individualismi.

I partecipanti sono stati invitati a iniziare un’opera, ovvero a intervenire su una già iniziata da altri, depositata in un’apposita cartella condivisa su Internet. Dopo averci lavorato, in totale libertà espressiva e in accordo con la propria sensibilità, gli autori hanno salvato il risultato parziale nella stessa cartella. Dopo un certo numero di passaggi (interventi in grafica digitale, stampa di risultati parziali per dar luogo a interventi “manuali”, scansioni, fotografie e altro), i due autori hanno quindi deciso quando essa fosse pronta per essere pubblicata e hanno concordato l’eventuale titolo. Inoltre, salvando una copia dell’opera in una cartella accessibile a tutti i partecipanti, essa è stata messa a disposizione di altri autori per successive elaborazioni. Diverse opere interattive hanno perciò tre o più autori (il processo può – in linea di principio – essere prolungato ed esteso all’infinito).

Non è tutto, le opere ottenute mostrano connotazioni formali legate alla reciproca modulazione delle diverse sensibilità dei partecipanti. In una certa misura, realizzando queste opere, gli autori si sono trovati ad accordare il proprio stile a quelli degli altri, mettendo in fase le rispettive istanze creative.